
E’ tardi, per il senso di colpa bianco.
Per guardare perplessi il caffé, il cacao, lo zucchero, la gomma della suola delle Converse, come se non li avessimo mai davvero visti.
Ma non riesco più a guardare niente di tutto questo con gli stessi occhi, niente è più neutrale, domestico, confortevole, non dopo più di un mese a leggere compulsivamente centinaia di pagine su mutilazioni e colpi di frusta e aver saltabeccato per internet comparando luoghi e ricordi di letture passate per intrecciarli ai fatti nuovi, che tanto nuovi non sono visto che si parla di secoli fa. Avrebbe molto più senso indagare su quello che succede oggi anziché rompersi la testa su storia così vecchia, però riesce a dare una dimensione tutta diversa al nostro posto nel mondo.
Una carrellata di umanità, per trarre un’unica conclusione logica: l’Homo Sapiens Sapiens è naturalmente un animale stronzo, per conformazione ed evoluzione. Sì, ha anche una sensibilità profonda, crea musica, ha inventato le parole e le ha messe insieme in migliaia di combinazioni e accenti diversi, racconta storie dando prova di un’immaginazione dalle potenzialità quasi illimitate, è capace di grandi atti di altruismo e rinuncia, ha creato l’arte, ha creato il concetto di legge, di fratellanza, di giustizia, di etica e di morale, che salvo impiccarcisi accidentalmente ogni tanto o usarli come grimaldello sono tutti concetti logici della più alta natura.
Eppure, statisticamente, è uno stronzo ingordo.
E per quanto nulla di quello che ci possiamo rimproverare differisca in minima parte dal resto del mondo, la memoria storica di tutto quello che ci ha implicato in modo diretto è abbastanza da costringere a riflettere. Poiché va detto che tra i belligeranti, sanguinari e sadici scimmioni pelati che popolano questo pianeta, per quanto tutti più o meno in grado di compiere atti di creativa oscenità, gli europei sono stati storicamente i più rognosi avidi figli di puttana che Madre Natura abbia scelto di dotare degli strumenti adatti a spostarci velocemente attraverso gli spazi bianchi sulle mappe, carichi di germi e della relativa sicurezza tecnologica, per andare a piantare bandierine su tutti gli angoli del globo dove non avevano mai visto le nostre facce scolorite da clima temperato e costante.
Diamond, in Armi, acciaio e malattie, spiegava così la nostra propensione a mettere le mani su qualsiasi risorsa consumabile e appropriarcene con due crocette su un foglio o, alla peggio, una cassa di gin e un po’ di mazzate d’incentivo.
Non è che gli altri non ci avessero mai pensato o difettassero della volontà o del genio, semplicemente abbiamo avuto fortuna.
Fortuna a crescere in una posizione di comunicazione che ci ha permesso di imparare quello a cui non arrivavamo da soli, di allevare maiali, buoi e galline e viverci a stretto contatto sviluppando anticorpi anche se non potevamo direttamente affondarci i denti, fortuna a fare della polvere da sparo un modo per ammazzare senza esporsi a spiacevoli sbudellamenti ravvicinati anziché una base per i fuochi d’artificio, ad avere i cavalli e il legno adatto a fare navi robuste, ad inventare cose nuove (come gli pneumatici) proprio mentre ci imbattevamo in enormi riserve fino ad allora intoccate (come gli alberi della gomma nelle foreste pluviali) delle materie prime necessarie, guadagnandoci una barca di soldi – oppure trovare nuove materie e trasformarle in soldi, con altrettanto talento.
Fortuna, non predestinazione.
La violenza è insita nella specie quanto l’amore, se non di più. Gli esseri umani sono in grado di mettere la loro creatività di homo faber sia al servizio del Bene sia al servizio della Carognaggine Speculativa, il tutto con lo stesso incredibile talento.
Ciò non toglie che, per quanto non abbiamo inventato nulla, siamo stati geniali nel perfezionarlo e portarlo all’eccesso.
Per fare due esempi tra i milioni, prima troncavamo le mani agli africani “pigri” che non rispettavano le quote, ora i cinesi che costruiscono gli iPad alla Foxconn per 51 centesimi all’ora firmano contratti in cui dichiarano di non ritenere l’azienda responsabile in caso di suicidio, meraviglioso tocco di progresso. Entrambe pratiche già in uso (la mutilazione punitiva e lo sfruttamento dei dipendenti) da secoli nei paesi di origine, esasperate grazie al contributo attivo (come colonialisti) o passivo (come consumatori voraci) dei nostri talentuosi e inebetiti culi ciccioni. Un applauso.
E ora vado a farmi un bel te Earl Grey, pensando alle Indie britanniche, messe in ginocchio dai debiti con la Cina, assaggiando il déjà vu.